Fino a qualche settimana fa, sui principali canali della televisione nazionale, è circolato uno spot che pubblicizzava la bontà e la qualità dell’olio di palma “sostenibile”.
Le informazioni veicolate attraverso questa pubblicità sono vere fino ad un certo punto, nel senso che se l’olio di palma provenisse realmente da coltivazioni naturali, non trattate, estratto a freddo, sarebbe effettivamente un buon prodotto, con interessanti caratteristiche nutrizionali, ricco di beta carotene e grassi sani.
In realtà, però, l’olio di palma che troviamo in tutti i prodotti da forno commercializzati nella Grande Distribuzione proviene sempre da coltivazioni intensive, dove viene estratto in maniera pessima, causando deforestazioni e altri grandi problemi all’ambiente. Lo spot, quindi, è piuttosto fuorviante per i consumatori: vediamo insieme il perché.
L’olio di palma è l’olio vegetale più usato al mondo: se nelle confezioni dei biscotti o degli altri prodotti da forno trovate la dicitura “olio vegetale”, potete stare sicuri che al 99% si tratta di olio di palma.
Questo tipo di olio, coltivato intensamente, viene usato proprio per i suoi costi bassi e subisce numerosi trattamenti, che gli fanno perdere le sue caratteristiche migliori.
Proprio per questo, l’olio di palma che troviamo nei biscotti, nelle merendine e negli altri prodotti confezionati non è affatto un prodotto naturale ed ecologico: esso è ricavato da un processo industriale ottenuto dalla spremitura dei frutti della palma e poi raffinato, spesso anche chimicamente.
Lo UNEP, United Nations Environment Programme, ha decretato la coltivazione dell'olio di palma come la causa principale della distruzione delle foreste pluviali di Malesia e Indonesia.

Pensate che ogni ora, per la sua coltivazione, viene distrutto l’equivalente di 300 campi da calcio di foresta pluviale, per lasciare spazio alle piantagioni: gli incendi durano mesi e fanno scomparire decine di migliaia di ettari di foresta, costringendo l’evacuazione di migliaia di persone e determinando danni inimmaginabili: perdita di biodiversità vegetale ed animale, oltre 1500 specie di uccelli a rischio estinzione, morte degli oranghi e di numerose altre specie di animali, come le bellissime tigri di Sumatra.

Non dimentichiamo poi che la distruzione delle foreste concorre a peggiorare il fenomeno del cambiamento climatico, perché i suoli deforestati liberano quantità di gas serra pari all'intero settore dei trasporti globali.
Oltre ad avere effetti negativi sulla natura dal punto di vista della coltivazione, questo tipo di olio ha effetti molto negativi sulla salute, poiché contiene acido palmitico, a cui l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha attribuito più volte il rischio di malattie cardiovascolari.

Eppure le coltivazioni continuano a proliferare e le foreste ad essere distrutte per favorirne l’installazione: questo perché, come sappiamo, i finanziatori sono tutte le aziende e le associazioni che producono cibi industriali, come i brand più famosi, primi fra tutti Ferrero, Unilever, Nestlé e Unigrà, Aidepi, Assitol (Associazione italiana dell’industria Olearia, che raggruppa aziende che producono olio oli e margarine), ed Aiipa (Associazione Italiana Industrie Prodotti Alimentari).
Il buon senso vuole che sempre più consumatori siano diventati consapevoli della nocività di questo olio e che quindi abbiano ridotto notevolmente l’acquisto di preparazioni che lo contengono.

Le potenti aziende produttrici, tuttavia, hanno tentato molte volte, attraverso le loro associazioni di categoria, a contrastare il movimento contro l’invasione del palma, decantandone le sue proprietà benefiche ed il fatto di essere sostenibile (ad esempio, con lo spot che abbiamo visto precedentemente) .
Aidepi, una di queste associazioni di categoria, ha speso milioni di Euro per decantare le benefiche proprietà dell’olio di palma sui principali quotidiani nazionali e locali e continua a farlo ancora oggi con tanto di avvisi ed approfondimenti sulla sua qualità, come possiamo vedere a questo link: http://www.aidepi.it/news/493-olio-di-palma.html.

In realtà, se l’olio di palma fosse davvero così salutare, perché la stessa Nutella -che contiene oltre il 20% di olio di palma- non lo hai mai citato nella sua pubblicità? Perché Mulino Bianco, produttore di merendine e biscotti indirizzati prevalentemente ai più piccoli, non ha mai concentrato i suoi spot sulle qualità benefiche dell’olio di palma per lo sviluppo e la crescita dei più piccoli?
La risposta è semplice: come ci hanno spiegato più volte i nutrizionisti, si tratta di un olio impresentabile dal punto di vista nutrizionale, da sempre sconsigliato per l’eccessiva presenza di acidi grassi saturi, che viene spesso estratto dal frutto con solventi, decolorato, deodorato e de-acidificato.

L’olio di palma è molto conveniente per le aziende, sia dal punto di vista economico che da quello produttivo.
La coltivazione della palma rende moltissimo: su una stessa superficie di terreno, il raccolto offre molto più olio rispetto ad altri prodotti vegetali come la soia o il girasole; il fatto che l’olio palmitico sia un grasso solido come il burro, inoltre, rende gli alimenti cremosi e permette di conservarli più a lungo.
Se da una parte Aidepi cerca di difendersi dicendo che quest'olio può iniziare ad essere dannoso per il consumatore solamente se supera i 3 grammi al giorno, sarete poco tranquilli nel sapere che questa soglia è abbondantemente oltrepassata con soli 2 frollini, tipo gli Abbracci o le Campagnole.

Vi invitiamo quindi a fare molta attenzione a ciò che mangiate e soprattutto a ciò che date da mangiare ai vostri figli: basta un’oretta per fare in casa degli ottimi biscotti (come i simil- Abbracci home made, che vedete qui sotto) o una semplice ciambella con ingredienti molto più sani per tutta la famiglia.


Ricordiamo, inoltre, che l’olio di palma non è presente soltanto nei dolci, ma in tutti i prodotti da forno, nelle merendine, nei grissini, nelle fette biscottate, nei gelati e in tantissimi altri prodotti offerti dalla grande distribuzione.
